Lilli Gruber - Tempesta

Lilli Gruber_Tempesta
Rizzoli - Milano, 2014, pp. 387



Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani, interroga tuo padre e te lo farà sapere, i tuoi vecchi e te lo diranno. (Deutonomio 32,7)

Il libro di Lilli Gruber, tutto incentrato sul tema della memoria, mi ha richiamato alla mente questo monito biblico che è un invito appassionato a non dimenticare il passato e a far buon uso delle esperienze di chi ci ha preceduto. Infatti, proseguendo nel racconto degli avvenimenti descritti nel precedente Eredità, ambientato durante i primi decenni del novecento e il fascismo, l’autrice affronta gli anni tragici della seconda guerra mondiale, prendendo spunto da lettere, diari e racconti di famiglia.
Ambientato nel Sudtirolo, da poco italianizzato in Alto Adige, il libro ci offre uno spaccato degli avvenimenti storici osservato da una visuale inconsueta, quella di una regione, italiana politicamente, ma intimamente tedesca per lingua, cultura e tradizioni. Ciò che accade sul piano personale e politico è filtrato dallo sguardo partecipe della prozia Hella e dei suoi familiari.
Non a caso è scelta come protagonista Hella, una giovane donna vitale e attiva, indipendente e impegnata in un’epoca in cui alle donne nella vita pubblica era riservato ben poco spazio. Lei invece negli anni precedenti al conflitto si era opposta alla politica di italianizzazione voluto dal governo, aveva organizzato corsi di lingua tedesca per bambini ed era stata per questo processata e inviata al confino in Basilicata. Antifascista dunque, ma insieme filonazista, un connubio apparentemente strano, che fu invece frequente nelle vallate sudtirolesi, basato sul desiderio di riunirsi all’antica patria austriaca e sull’ignoranza del vero volto del nazismo. Un connubio comprensibile, ma non per questo giustificabile.
Questa era dunque la situazione, quando nel 1939 in seguito a un accordo tra Hitler e Mussolini, ai sudtirolesi fu offerta la possibilità di optare per un trasferimento nelle terre del Reich accompagnato da un rimborso compensativo per tutti i beni che avrebbero lasciato in Italia. Chi restava doveva rassegnarsi a subire il processo d’italianizzazione voluto dal governo fascista. Circa l’80% della popolazione scelse di andarsene, ma per fortuna le procedure burocratiche erano così lente che le drammatiche vicissitudini militari presto le sorpassarono e furono ben pochi quelli che realmente riuscirono a partire. Le destinazioni infatti erano incerte e lontane, i compensi poi esistevano solo sulla carta. Anche la famiglia Rizzolli, il nonno e i prozii della Gruber, finirono quindi per restare nella loro amata patria, l’Heimat sudtirolese.
Se pochi partirono per emigrare, molti richiamati sotto le armi, dovettero farlo per combattere per il Reich sui fronti di mezza Europa. Non si conosce il numero esatto dei caduti nel corso dei cinque anni di guerra, alcuni parlano di 8000 morti; certo sono molti di meno quelli che riposano nei piccoli cimiteri alpini, ma di sicuro la maggior parte di loro è rimasta dispersa nelle gelide pianure della Russia, nella puszta ungherese, lungo le strade di Belgio e Polonia.
Molti dei personaggi della Gruber furono tra questi: Karl, il giovane falsario che Hella incontrò su un treno, presto coinvolto suo malgrado nei servizi segreti e costretto dalle SS a stampare dollari falsi per il Reich, suo fratello Oskar, e soprattutto Wastl, l’amore di Hella, che si perse nella tempesta bellica senza lasciare traccia. Dalla loro storia inizia il libro, e al suo interno poi s’intrecciano le vicende di altri, il padre Jacob, le sorelle, gli amici, Tobias che verso la fine del conflitto diventerà suo marito, perché il lutto non può essere eterno e la vita comunque deve continuare.
Con una scrittura chiara e coinvolgente la Gruber ci racconta una storia complessa e difficile attraverso le vicissitudini della sua famiglia. Inserti di riflessioni personali e interviste significative ai sopravvissuti chiariscono al lettore aspetti controversi degli eventi bellici e della politica locale. Con una attenzione ai dettagli e alle esperienze personali che è tipica della scrittura femminile, con rispetto e considerazione delle motivazioni delle parti in causa, usando il tedesco per tutti i nomi e i toponimi, verificando per quanto possibile le informazioni con un accurato lavoro di ricerca.
Il risultato è un romanzo storico particolare, un po’ saggio, un po’ narrazione, che ci restituisce i colori e le atmosfere di un periodo difficile, di avvenimenti controversi su cui lascio ai lettori il giudizio politico, in una piccola affascinante regione di questa nostra Europa, ancora in cerca di un’unica identità.
Ritengo infatti che la storia di una nazione non sia fatta solo da grandi eventi e da personaggi di spicco, ma anche dal lavoro e dalla volontà di uomini e donne che in essa transitano per il breve tempo della loro esistenza. Alcuni lasciano segni evidenti, altri meno, ma una traccia comunque rimane al passaggio di ognuno e per capire l’intimo significato degli avvenimenti, il percorso della politica e l’azione dei governi non è dalle vicissitudini dei grandi che bisogna partire, ma dalle piccolo storie dei loro comprimari.